Sentieri di Carta e Inchiostro

Arteterapia Integrata | Scrittura Terapeutica | Creativity Mindfulness®

Professionista ai sensi della Legge n. 4 del 14 gennaio 2013,

iscritto al Registro Nazionale Mindfulness di Federmindfulness n. 3358

Nonna

Ho conosciuto solo una nonna, nonna Concetta.

Di lei ho pochi ricordi da bambina e, nonostante siano passati più di 40 anni, sono ancora vividi e preziosissimi per me.

Nonna Concetta non usciva molto di casa, perché faceva fatica a camminare dopo aver avuto un ictus che le aveva semiparalizzato un lato del corpo. Abitava da sola nella casa accanto alla mia.

Quando ero piccola si giocava nel piazzale davanti casa, che era comune a diverse abitazioni singole.

Niente tecnologia per comunicare, se non il campanello di casa che serviva per una o due parole chiave: “scendi?” o “c’è Marco?… o Francesca, Paola, Piero?” 

Bastava essere almeno in due e partiva un pomeriggio di giochi all’aria aperta.

Nessuno ci controllava, si fidavano del mondo attorno a noi. Oppure si fidavano di presenze silenziose come quella di mia nonna, che passava molte ore sulla sua poltroncina nella camera da letto al primo piano che affacciava sul cortile teatro dei nostri giochi.

Le ore “… a guardare niente…” pensavo io. 

In realtà probabilmente le ho fatto più compagnia di quello che immaginavo allora.  Lo vedevo, senza farci troppo caso, il contorno della sua figura dietro il riflesso della finestra. 

D’estate nonna Concetta aveva sempre una bottiglia di orzo freddo e zuccherato in frigorifero. A volte, tra un gioco e l’altro, salivo a casa sua e mi servivo da sola versandomelo in un bicchierino piccolo di vetro.

Non so se è il ricordo della bambina che ero allora, ma lo trovavo buonissimo, e non ho mai saputo se lo facesse per sé o se lo preparasse perché sapeva che prima o poi sarei passata, però la bottiglia era sempre piena.

Ma il ricordo più dolce che ho di quel rapporto nonna-nipote risale a un mio compleanno. Avrò avuto sei anni.

Nonna Concetta aveva preparato per me dei “soldini”, per la precisione sette mila lire. “Facci quello che vuoi” mi disse, passando quel tesoro nelle mie mani. Non mi ricordo neanche se l’ho ringraziata tanto era lo stupore e l’entusiasmo di avere tutto quel denaro a mia disposizione! 7 mila lire!!!  Tutte per me! Roba che il gelato più costoso nel vicino alimentari lo prendevo a 500 lire.

Ci siamo sedute tutt’e due sulla sua poltrona affacciata sul “mondo/piazzale”, io tra le sue gambe. Non mi ricordo se e cosa ci siamo dette, ma credo nulla. 

Lei, probabilmente, si sarà goduta la presenza di quella nipote e io ho ricontato le 7 banconote da mille lire almeno un paio di volte, come per avere la conferma che non fossero diminuite.

A pensarci oggi, più di 40 anni dopo, mi fanno tenerezza tutt’e due quelle donnine.

Poi un giorno è successo qualcosa di stupefacente a miei occhi. Nonna Concetta, complice la presenza di mio zio tornato dalla Germania, è uscita da quella casa da cui l’avevo vista spostarsi raramente e solo per motivi necessari, per venire a una scampagnata in montagna con tutta la famiglia!

Di quel giorno ricordo la sua camminata sottobraccio a mio zio lungo il vialetto di casa col bastone “buono” delle occasioni speciali. E poi la ricerca del posto “perfetto” (che, chissà perché, si è rivelato essere un campo circondato dall’ombra di alberi in montagna protetto da una sbarra di ferro a strisce bianche e rosse, che mio padre e mio zio hanno prontamente e semplicemente spostato) in cui ci siamo “accampati” per accendere il fuoco nella griglia, bere, mangiare, giocare, fare battute, ascoltare la musica a tutto volume dalle casse della macchina. Tutto con la presenza silenziosa della nonna Concetta, non più seduta sulla sua poltroncina, ma su di un masso abbastanza alto e comodo per lei.

Il solo fatto che ci fosse ha reso possibile che questa giornata arrivasse intatta nei miei ricordi di oggi, rimanendo per sempre unica e straordinaria. 

Tutt’ora, se mi capita di vedere famiglie come quella che eravamo noi quel giorno d’estate, festose e chiassose, sento un po’ di nostalgia, tenerezza e anche un pizzico d’invidia.