Sentieri di Carta e Inchiostro

Arteterapia Integrata | Scrittura Terapeutica | Creativity Mindfulness®

Professionista ai sensi della Legge n. 4 del 14 gennaio 2013,

iscritto al Registro Nazionale Mindfulness di Federmindfulness n. 3358

La voce degli dei

Nel pieno di una corsa alla sopravvivenza, sono inciampata in una ferita dell’anima.

Sono scivolata, senza accorgermi di nulla, nella follia. Io la chiamo così.

Dissociazione e frammentazione dell’io e buffet delirante sono i paroloni usati dallo psichiatra e dallo psicoterapeuta per spiegarmelo.

E’ la primavera del 2014, da tre anni passo da un lavoro ad un altro senza soluzione di continuità: 60 – 70 ore lavorative settimanali, 100 km macinati in macchina ogni giorno, 48 kg di peso.

Questi sono i miei numeri di quel periodo.


A dicembre del 2013 mio padre viene operato in laparoscopia per un tumore incapsulato esterno al rene. Viene dimesso e torna a casa. Dopo una settimana, ha un’emorragia dall’arteria renale; operato d’urgenza, si salva.

A me rimane addosso una sensazione di irrealtà e di impotenza.

E rabbia, tanta rabbia.

Ad aprile del 2014 la disastrosa storia affettiva che avevo trascinato ostinatamente fino a quel momento si conclude.

Il taglio è netto ed improvviso come un’amputazione.

Qualcosa dentro di me si rompe.

Sono in macchina da sola, quando mi sento chiamare per la prima volta. E’ una voce maschile quella che pronuncia il mio nome.

Sembra mi richiami a me stessa.

Le voci mi accompagnano per due anni.

Mi sussurrano cose del tipo: “Stai serena”, “Sei molto amata”, “Fidati della Volontà”, “Non aver paura”, “La più grande illusione è quella di pensare di essere divisi”, “L’esistenza è una vuota esperienza che riempiamo continuamente di significati transitori”, “La pace è alla portata di tutti”.

Quando smettono di sussurrarmi, devo dire la verità: la “voce degli Dei”, così la chiamo, mi manca.

Nel perdermi in quella psichedelica emersione di immagini e di voci, non so come, mi sono ritrovata.  


Ed ho capito che, in qualche modo, anch’io avevo un valore.

Non è stato un passaggio immediato: ho attraversato l’angoscia e la rabbia e non nego di aver sentito tutto il puzzo di piscia e di merda delle mie scorie psichiche.

Mi ci sono voluti una terapia farmacologica e quattro anni di psicoterapia per comprendere quanto fossi fortunata, anche ad avere ancora i miei genitori accanto.

Quei genitori nel cui lettone, a trentotto anni, mi infilavo di notte per “paura dei mostri”.

Io che, a differenza di mia sorella maggiore, non l’avevo fatto da piccola. Appoggiavo la mano sulla loro schiena per non sentirmi sola, per non sentire paura.

E questo è un dono.